mercoledì 18 maggio 2011

Quando si dice il caso

Questo blog non doveva essere. Il mio blog, quello vero, doveva essere l'altro, quello che si può trovare tra le pieghe, cercando bene, di questo strano drappo che si è posto tra me e le mie intenzioni. In un'atmosfera donchisciottesca potevo scegliere se scagliarmi contro i mulini a vento restandovi appeso o  capire che potevo sfruttare l'energia data dal turbinare delle pale. Ho scelto la seconda.
Questo spiega la riverniciatura della facciata, con tanto di immagine.
Perché proprio questa immagine? Perché è un'immagine di  possibilità, un'immagine che mi fa pensare che, nonostante tutto, valga la pena di sperare in un ritorno a modi di essere e di vivere più vicini all'essenza umana autentica dove conta più l'interiorità di una persona che non la sua immagine esteriore.
Ho scelto inoltre questo quadro anche per un aspetto che mi ha sempre colpito: le mani del padre. Due mani tra loro diverse, una maschile l'altra femminile, come a unire il paterno e il materno, come a indicare la molteplicità di un abbraccio accogliente che sa proteggere e accudire, l'abbraccio che ciascuno di noi vorrebbe avere.