martedì 28 giugno 2011

Caffè filosofico

Cos'è fare filosofia? Chi è deputato a esprimere concetti del fare filosofico? Per "filosofare" è necessario padroneggiare gli assunti e i percorsi della storia della filosofia?
O è sufficiente il porsi domande?

domenica 26 giugno 2011

Chi è l'altro?

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Nel nostro metterci in relazione siamo costretti a entrare in contatto con l'altro: l'altro per cultura, per provenienza geografica, per religione, per etnia, lingua, per età, genere sessuale, appartenenza politica. Per ciascuno di essi applichiamo i nostri stereotipi di riferimento che ci permettono di incasellare, rassicurandoci, l'essere che abbiamo di fronte. Da qui ne valutiamo la pericolosità e la posizione nella gerarchia sociale rispetto a noi. Ma chi è l'altro? E chi siamo noi di fronte a quello sguardo che si sta ponendo le stesse nostre domande, si sta rispondendo esattamente come noi, incasellandoci nel nostro essere altri da lui. E' possibile a questo punto entrare in relazione con questo altro? L'unico modo per poter dialogare veramente può solo essere quello che permette di porre le due realtà sullo stesso piano dignitario, costringendo ciascuno a compiere quel passo indietro che non impone la propria specificità a scapito dell'altra. Io ascolto l'altro rimanendo me stesso ma senza impormi. Solo su questo piano possiamo impostare un rapporto basato sulla interculturalità.

sabato 25 giugno 2011

Empatia e relazione

Parlare di empatia richiama immediatamente una serie di esperienze quotidiane che permettono di percepire l'esistenza dell'altro e insieme di "comprenderne" la personalità, le motivazioni che lo muovono ad agire e quindi di entrare in un rapporto di scambio, di comunicazione. L'empatia mette innanzitutto in contatto con la ricchezza infinita dell'esistenza di altri accanto a noi. (...) L'empatia mette in contatto con un'emozione altrui, dolorosa o di altro tipo, ma non è identificabile con la partecipazione emotiva, la condivisione di un affetto o con altre forme particolari di comunicazione con gli altri. (...) La relazione non è un mezzo per unire le rive opposte di un fiume. La relazione è il ponte che permette di transitare dall'una all'altra. E i due soggetti che si sono incontrati adesso non abitano più ciascuno sulla propria riva. Si muovono avanti e indietro sul ponte. (Laura Boella - Sentire l'altro - Raffaello Cortina Editore 2006).

Spesso confondiamo empatia con coinvolgimento emotivo. Nell'atteggiamento empatico invece, il disincanto è essenziale proprio per favorire quello sguardo distante che permette di com-prendere realmente l'altro e offrire in questo modo una reale relazione d'aiuto. Relazione che modifica necessariamente i due soggetti in questione sulla base dei feedback ricevuti. Se l'essere umano per definizione è relazione questa lo porta ad una condizione di continuo movimento, in un divenire mai statico ma portato oltre dalle relazioni che incontra e com-prende.

giovedì 16 giugno 2011

Ricordi dalla collina

Linguaggio e relazione

Da una parte il pensiero occidentale che, attraverso la scienza, privilegia la ragione, non riuscendo a fare propria la necessità di andare oltre l'ente per com-prendere l'essere nella sua essenza, limitandosi a concepire l'essere in quanto ente.
D'altra il linguaggio, che non esaurisce le possibilità di una relazione, se non sconfinando nei territori della poesia, abbandonando la superficie per sprofondare nella vera essenza delle possibilità. Una relazione efficace si può avere solo attraverso questo superamento evolutivo del linguaggio che sappia guardare oltre gli occhi che lo incontrano.

martedì 14 giugno 2011

Oggettività reale o realtà oggettiva

Quale è il sapore del pane? Quello del primo pezzo che mangio quando ho fame o quello che mangio dopo quando mi sono saziato? Quale è l'odore dell'arrosto? Il buono, il caro, che ogni altro odore vince, quale mi spira incontro s'io cerchi invano il pane o quello del pezzo d'arrosto che avanza alla mia tavola? E l'occhio, che cos'è che l'occhio vede? Davvero io credo che ognuno possa esperimentare la dubbia vista del suo occhio, ed essere incerto quale sia la faccia delle persone che più gli sono vicine. Guardate la faccia dell'amico in cui credete e vi sarà una nobile faccia – e la nobiltà localizzerete sul naso o nella fronte o in un certo che degli occhi – guardatelo quando v'abbia tradito e vedrete una bocca turpe, una cera sinistra, un'espressione insomma che non va. (…) Quale è l'esperienza della realtà?
S'io ho fame la realtà non mi è che un insieme di cose più o meno mangiabili, s'io ho sete, la realtà è più o meno liquida, e più o meno potabile, s'io ho sonno, è un grande giaciglio più o meno duro. Se non ho fame, se non ho sete, se non ho sonno, se non ho bisogno di alcun'altra cosa determinata, il mondo mi è un grande insieme di cose grigie ch'io non so cosa sono ma che certamente non sono fatte perch'io mi rallegri. (Carlo Michelstaedter – La persuasione e la rettorica – Adelphi 2007).

Già Cartesio metteva in dubbio l'affidabilità dei sensi nel leggere e percepire la realtà che ci circonda. Spesso siamo portati a considerare con superficialità ciò che abbiamo di fronte, spendendoci in giudizi frettolosi che non concedono il tempo di riflessioni approfondite, spinti come siamo a vivere una vita che ci passa accanto senza permetterci di afferrarla mai veramente. Ma fino a che punto le condizioni esterne, il nostro stato emotivo, i pregiudizi, condizionano la nostra lettura della realtà? Possiamo parlare veramente di una oggettività di ciò che ci circonda?

giovedì 9 giugno 2011

Cristianesimo e trasgressione

Il cristianesimo è una religione che non ospita il male. Distrutto il simbolo, che nella sua essenziale ambivalenza com-pone bene e male, limite e trasgressione, il cristianesimo ha identificato la sacralità in quel tutto positivo che è il Dio assolutamente diviso dal diavolo, cacciato in inferno. Sotto questo profilo il Dio cristiano è la forma più costruita che vi sia sul sentimento umano più deleterio: quello dell'uomo che non conosce la sua ombra e perciò può permettersi di fare male senza saperlo. Se il cristianesimo si inaugura sulla croce, sulla croce è detto: "Perdona loro ché non sanno quello che fanno". Disconoscimento della santità della trasgressione, persino della sua consapevolezza. (U. Galimberti - Il Corpo - Feltrinelli 2002).

La religione cristiana in funzione autoassolutoria? L'aver separato nettamente il bene dal male pone l'uomo occidentale nella condizione di potersi comunque salvare indipendentemente dai suoi atti, investito della incosapevolezza e forte del perdono che laverà i suoi peccati?