domenica 26 giugno 2011

Chi è l'altro?

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Nel nostro metterci in relazione siamo costretti a entrare in contatto con l'altro: l'altro per cultura, per provenienza geografica, per religione, per etnia, lingua, per età, genere sessuale, appartenenza politica. Per ciascuno di essi applichiamo i nostri stereotipi di riferimento che ci permettono di incasellare, rassicurandoci, l'essere che abbiamo di fronte. Da qui ne valutiamo la pericolosità e la posizione nella gerarchia sociale rispetto a noi. Ma chi è l'altro? E chi siamo noi di fronte a quello sguardo che si sta ponendo le stesse nostre domande, si sta rispondendo esattamente come noi, incasellandoci nel nostro essere altri da lui. E' possibile a questo punto entrare in relazione con questo altro? L'unico modo per poter dialogare veramente può solo essere quello che permette di porre le due realtà sullo stesso piano dignitario, costringendo ciascuno a compiere quel passo indietro che non impone la propria specificità a scapito dell'altra. Io ascolto l'altro rimanendo me stesso ma senza impormi. Solo su questo piano possiamo impostare un rapporto basato sulla interculturalità.