giovedì 15 settembre 2011

Della morte e la sua negazione

Nella civiltà Maya chi vinceva alla pelota riceveva come premio il privilegio di venire sacrificato agli dei. In un mondo in cui il rischio di morire di diarrea era immenso, era un grande onore morire da eroi. La morte si sublima nell'eroismo. Oggi nessuno vuole più morire da eroe, perché le chance di vivere a lungo sono grandi. Da qui anche la crisi della religione. La gente non si interroga più sull'aldilà, ma sul come conservarsi, come mantenersi giovane. Io dico che la gente non parla più di Dio e della morte, ma della pensione.
Prima la morte di una persona era un fatto corale. Moriva uno e i vicini di casa assistevano, aiutavano, ognuno faceva così un'esperienza della morte. Oggi è il contrario, la morte viene celata, nascosta, nessuno sa più gestirla, sa cosa fare dinanzi ad un morto. I vicini scappano, non partecipano. Prima un ragazzo faceva spesso l'esperienza della morte, oggi uno può arrivare alla propria senza mai aver visto quella altrui.
Prima uno dall'ospedale veniva portato a casa a morire. Ora è il contrario, la famiglia porta uno a morire all'ospedale perché nessuno sa cosa fare col morto.
Nota dal diario di Tiziano Terzani, 25 agosto 1992.
(Tiziano Terzani – Tutte le opere Vol. 1° - I Meridiani, Mondadori)