giovedì 29 settembre 2011

Identità e relazione

L'esperienza del diverso presuppone un incontro con l'altro da noi e svela al tempo stesso la coscienza di me stesso in quanto essere culturale inserito in un universo molteplice in un contesto all'interno del quale non è più possibile pensare che tutto ciò che mi appartiene culturalmente sia patrimonio dell'umanità intera. La presa di coscienza dell'alterità da parte dell'uomo occidentale, dal momento in cui è entrato in contatto con popolazioni culturalmente distanti da lui, ha consentito un passaggio per certi versi obbligato attraverso una riflessione identitaria che prosegue ancora oggi.
La definizione del termine stesso di cultura pone interrogativi attraverso i quali le certezze fondanti di una concezione del vivere comune vengono costantemente rimessi in discussione. Il divenire di una cultura che si pensava orientata verso un'evoluzione determinata, mette in crisi la concezione di inviolabilità dei principi sui quali si è sempre basato il sentire comune e pone in discussione il concetto stesso di esclusività rispetto alle possibili e inevitabili contaminazioni che il dialogo interculturale propone.
A questo punto la relazione si propone come motore fondante dei processi inculturativi, di conseguenza penso sia necessario puntare sull'approfondimento di questo aspetto proprio per mettere ancora di più in risalto eventuali contraddizioni insite nelle concezioni esclusiviste che derivano da pericolosi arroccamenti culturali dettati dalla paura del confronto. Acquisire gli strumenti giusti per gestire il confronto con la diversità potrebbe rappresentare la chiave per aprire la porta ad un dialogo finalmente spogliato dai pregiudizi caratterizzati dalla paura del confronto e dal timore della perdita della propria identità.