giovedì 8 settembre 2011

Interregno

"Per mascherare il collasso si fece dare un cannocchiale (...) e si mise a guardare verso il nord appoggiando i gomiti al parapetto, ciò che lo aiutava a tenersi in piedi. Oh, se almeno i nemici avessero aspettato un poco, sarebbe bastata una settimana perché lui si potesse rimettere, avevano aspettato tanti anni, non potevano tardare ancora qualche giorno, qualche giorno soltanto?
Guardò nel cannocchiale il visibile triangolo di deserto, sperò di non scorgere nulla, che la strada fosse deserta, non ci fosse alcun segno di vita; questo si augurava Drogo dopo aver consumato la vita nell'attesa del nemico."
(Dino Buzzati - Il deserto dei tartari - Mondadori 1963).

Il '900 è definito il secolo breve, nel senso che sarebbe cominciato nel 1914 con la prima guerra mondiale e terminato nel 1989 con il crollo del muro di Berlino e la conseguente implosione del mondo comunista. Verrebbe da pensare che oggi siamo nel pieno di un nuovo secolo, una nuova era nella quale la Storia inizia un nuovo corso. Ma è davvero così? O dobbiamo invece considerare il periodo che va dal 1990 all'undici settembre 2001 come una sorta di interregno dove l'Occidente, come potenza superstite accarezzava il sogno di dominare la scena mondiale una volta sgombrato il campo da ogni minaccia sostanziale?
E cosa è successo davvero l'undici settembre di dieci anni fa? Di sicuro è cambiata la percezione che la potenza americana aveva di se stessa, una potenza invincibile che mai nessuno avrebbe potuto attaccare, meno che mai sul proprio territorio. Ma è davvero quella data a segnare il sorgere di uno scontro di civiltà riproponendo, a distanza di qualche secolo, la contrapposizione tra Cristianità e Islam? Possiamo ancora pensare oggi  che lo scontro è di natura interreligiosa? La cultura islamica, per quanto tenti di contrapporsi, almeno nella sua componente integralista, alla contaminazione culturale con l'Occidente, favorita anche dalla commistione dovuta alla convivenza in qualche modo favorita dal fenomeno dell'immigrazione e la conseguente contaminazione culturale che modifica gli stili di vita di una società sempre più multietnica, sembra, suo malgrado troppo compenetrata con l'Occidente, dal punto di vista economico, più che da quello culturale.
La data del crollo delle Torri Gemelle a New York segna in ogni caso l'inizio della crisi di una visione occidentale di inviolabilità alla quale ha fatto seguito una serie di episodi che hanno portato a una crisi di sistema tale per cui oggi ci troviamo come non mai sull'orlo di un abisso dal quale non riusciamo a vedere la fine.
Ma in tutto questo, visto il declino ineluttabile nel quale l'Occidente sembrerebbe ormai proteso, chi o cosa è in grado di sostituire il blocco fino a ieri dominante nel mondo?
Non saranno le economie emergenti, Cina innanzi tutto, che con il loro sistema granitico di un capitalismo svincolato dai freni di una democrazia che non gli appartiene, riuscirà a imporsi come nuova potenza dominante per il prossimo secolo a venire?