domenica 13 novembre 2011

L'ANIMA DEGLI OGGETTI

È il nostro notarli che mette gli oggetti in una stanza, la nostra abitudine che li toglie di nuovo e libera spazi per noi” (Marcel Proust – Recherche – All'ombra delle fanciulle in fiore).


Esiste una differenza non soltanto terminologica per definire le cose che ci circondano e gli oggetti che ci appartengono. Le cose ordinarie, di uso quotidiano delle quali nemmeno ci accorgiamo e di cui ci sbarazziamo facilmente non rappresentano essenzialità sulle quali valga la pena soffermarsi più di tanto.
Altro questione riguarda gli oggetti propriamente detti che, in quanto tali, ci stanno di fronte in una relazione tra soggetti, noi e loro, gli oggetti appunto.
Nel momento in cui investiamo di significato una cosa qualunque, caricandola di un valore che ci richiama a un ricordo, una persona, un vissuto particolare, dotiamo l'oggetto di un significato che trascende il valore in sé dell'oggetto stesso, come a indicare che ciò che si pone innanzi a noi è dotato di un'anima propria che è proiezione dell'immagine che viene evocata, sia essa legata a una persona o a una situazione particolare.
Viene da domandarsi se il valore che noi attribuiamo a queste cose non sia dettato più dai significati che a nostra volta siamo propensi a scorgere tra le pieghe dei nostri pensieri, in un abbandono non del tutto razionale che permetta un meta pensiero che sconfini in mondi che vanno al di là di ciò che realmente vediamo, o se pure esiste un'energia emanata da questi materiali inorganici che facilitano la nostra relazione con il mondo.